25 aprile

Finalmente il 25 aprile del 1945 la liberazione e la fine della guerra.
Alla Osteria Colonna di Carpiano si festeggiava quando è entrato Giangeino (Angelo) Romanoni, ormai ex-fascista, tra l’altro protagonista insieme ad altri di un grave episodio che causò la morte di una ragazza alla stazione di Locate, dove sostavano abitualmente dei treni carichi di merci diretti in Germania. Questa ragazza probabilmente approfittava di questo per rimediare quello che serviva per sfamarsi e non certo per arricchirsi, da questi treni.
Una sua battuta sulla avvenuta libertà non gli impedì di ricevere una sonora lezione.
Decidiamo di andare a Milano, io, il “Pepino” Fontolan, Guido e il Bruno, dove si dice che sia stato portato come prigioniero Mussolini, in realtà è già stato fucilato insieme ai fedelissimi e i corpi sono stati esposti in piazzale Loreto, dove tempo prima i fascisti avevano fucilato dei partigiani.
La folla enorme sfoga la propria rabbia sui corpi distesi in prossimità dei resti di un distributore danneggiato dai bombardamenti, viene quindi deciso di appenderli per i piedi alle putrelle, un donna chiude con una spilla le gonne della Petacci che è vicina all’uomo di cui è stata amante.
Poi con degli idranti la gente viene dispersa per evitare che continui a martoriare dei cadaveri ormai irriconoscibili.
Torniamo a casa, la guerra è finita.
Anche a Carpiano arrivano le squadre di partigiani per le “punizioni” a chi era stato fascista o aveva collaborato, con loro o i tedeschi.
In particolare venne un giorno un camion comandato da un certo Paganini di Colturano, tra l’altro conosciuto per essere stato repubblichino, fenomeno peraltro molto diffuso.
Volevano “punire” delle donne, cui avrebbero tagliati i capelli a zero come spregio, tra le possibili vittime una in particolare rispose che lei era stata con i tedeschi, così come era disponibile con gli italiani o inglesi che fossero.
Il Curti designato dal CNL (Comitato Nazionale di Liberazione) quale capo provvisorio del Comune di Carpiano, di cui sarebbe poi diventato Sindaco, prese le loro difese asserendo la tranquillità del paese e invitando questi ultimi ad andarsene.
Un certo Stefano che conosceva mia mamma dai tempi della cascina Malnino e veniva a Poiago a comprare le uova gli disse che ha Milano cercavano degli autisti.
Mi presentai in una ditta, la Stella Bianca in via Mario Pagano, costoro ritiravano dei camion residuati di guerra, trasformati a legna per la mancanza di carburante, con cui si occupavano naturalmente di trasporti.
Da questa sede ci siamo poi spostati in via Toffetti e poi in via De Amicis al 44 in un garage ex-Fiat.
Portavamo le macerie della guerra a quella che sarebbe poi diventata la montagnetta di S.Siro e anche della farina (SEPRA, farina cubana) e frumento, parte degli aiuti americani del dopoguerra, dal porto di Genova ai mulini Besozzi e Fiocchi.


Foglio matricolare

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