BEATi voi!...la storia continua

Luciano lo contatto telefonicamente agli inizi del 2008, per chiedergli una copia del suo libro, "il branco", edito in pochissime copie amatoriali nel '95.Avevo letto solo qualche notizia su di lui in una serie di ormai datati articoli del giornale Il Melegnanese dedicate al beat e nel libro di un suo concittadino, Vitantonio Palmisano, "Complessi beat e band musicali melegnanesi degli anni 60". Luciano mi dice che il libro non è più disponibile ma si ripropone di recuperare il materiale che aveva scritto sul suo PC e realizzarmi una copia. E' di parola e dopo qualche settimana mi vedo recapitare il tutto. Contraccambio con una copia del mio libro e già che ci sono, incuriosito soprattutto dal lavoro certosino del suo volume, gli chiedo se gli va di partecipare al mio nuovo progetto con una sua testimonianza. Luciano accetta e il 28 marzo 2008 passiamo la serata al telefono a farci una lunghissima chiaccherata. Il Branco, storico complesso beat e R&B di Melegnano, in cui Luciano era il cantante solista, ha avuto vita breve ('66/'69) ma intensa: concorsi, manifestazioni, una partecipazione al mitico Eurodavoli, un trafiletto su Giovani...sfiorando quasi l'incisione del tanto atteso 45 giri. Luciano è la persona che, facendo una inchiesta fra questi ragazzi degli anni 60, speravo proprio di incontrare. Lo capisco già leggendo il suo libro (più di novanta pagine fra ricordi, serate, foto, aneddoti sui vari complessi della sua zona...) che è una persona che ha un ottimo ricordo di quel periodo, che gli va di raccontarlo e di andarlo ad analizzare in maniera tale (soffermandosi sulle vicende quotidiane, che ci regalano un vero spaccato di vita di quegli anni) che anche chi come me non li ha vissuti può meglio comprenderli. Grazie Luciano!

D: Tanto per cominciare volevo sapere qualcosa di più sugli esordi della vostra storia. Siete nati a Melegnano dapprima come semplice gruppo di amici, il Junior Clan....
R: Si, lo Junior Clan in realtà era il posto dove....allora si chiamavano feste, no? Era l'inizio di questa moda dove i ragazzi adolescenti si trovavano in casa di uno o in casa dell'altro(1)...La fortuna era di avere insieme a noi un ragazzo-che poi però non entra nel complesso-che si chiama Rino che ha questo locale posizionato proprio sopra il forno eh eh eh del negozio di suo padre, che era praticamente disabitato, quindi l'avevamo adattato a questo Junior Clan. Avevamo tutto lo spazio a nostra disposizione, non c'era dentro niente, tant'è vero che lasciavamo dentro i dischi e tutte queste cose; ci trovavamo lì per tutte le nostre storie, per ascoltare i dischi e ovviamente, qundo era la domenica, organizzare delle feste con le ragazze, soprattutto d'inverno. Se no allora c'era il cinema o i locali da ballo....però eravamo poco frequentatori-nonostanti la passione per la musica-di locali da ballo, non ce n'erano a Melegnano e per andar fuori bisognava prendere i pullman, perchè nessuno di noi aveva ancora la patente.

D:Di che anni parliamo?
R:Eh...diciamo '64,'65

D:Quindi agli inizi del movimento beat....
R:Si,si! Non c'era un negozio di dischi a Melegnano, per cui anche queste piccolezze uno le comincia a scoprire quando ognuno di noi inizia ad andare a scuola a Milano-perchè non c'era una scuola superiore a Melegnano allora, se uno doveva andare in un istituto tecnico o professionale al di là della scuola media doveva andare o a Lodi o a Milano...quindi cominciano questi spostamenti nelle città-tant'è vero che i miei primi dischi, i miei primi 45 giri che io ho ancora ("Yesterday" ad esempio) io li compro a Milano, a Porta Romana, in un negozio che adesso non c'è più. Cominciamo ad uscire, per così dire....

D: Milano avrà indubbiamente influito tantissimo sia per quanto riguarda la musica, le mode....è una delle primissime città che recepisce il movimento beat...
R: Si perchè era la sede di moltissime -forse la maggior parte, credo- case discografiche, tant'è vero che c'è una zona di Milano che era corso Vittorio Emanuele, una parte in particolare mi sembra che sia la Galleria del Corso...

D: Si, esatto, dove c'erano la maggior parte delle case discografiche.
R:....dove c'era la maggior parte...io ero a pochi passi da questo posto! Io ero uno di quelli che andavano a Milano, ma c'era un gruppo consistente di persone di Melegnano della mia età che andava a Lodi. Erano un pò più isolate, rispetto a Milano dove c'era più vivacità ovviamente, però il fatto di essere più piccola come cittadina invece favoriva l'aggregazione. Per cui, per esempio, quelli che andavano a Lodi si incontravano con quelli che arrivavano da Sant'Angelo Lodigiano, con tutti quelli che arrivavano dal circondario....mentre io che andavo a Milano ero una "mosca bianca"...cioè, io andavo a Porta Romana ma gli altri che venivano con me andavano da altre parti...quindi era meno favorita l'integrazione con i ragazzi. A Milano c'era più vivacità, ma Lodi favoriva di più, quindi tutto sommato le esperienze si facevano comunque anche andando in una cittadina come Lodi.

D:Per quanto riguarda Milano, a parte l'aspetto musicale del beat, c'erano state cose come il giornale ciclostilato Mondo Beat, manifestazioni studentesche....
R:Io vado a Milano nel '64 e le manifestazioni cominciano intorno al '66,'67...sono un pò una piccola anticipazione -per così dire- di quelle più consistenti del '68. Si comincia a sentire qualche cosa ma essendo una grande città ed essendo noi isolati, per i motivi che dicevo -non è come adesso che lo scambio di notiziè è favorito tramite internet- si sentiva qualche fermento qua e là, però francamente non era così facile la comunicazione tra le scuole e soprattutto tra i ragazzi. Non dimentichiamo una cosa importante:per quelli di Milano era un conto -ovviamente al pomeriggio si frequentavano con i loro coetanei con cui si scambiavano le esperienze- ma per noi la prima cosa era prendere il pullman e ritornare a casa. Si viveva un pò poco tutto quel fermento che c'era attorno a queste cose. Cosa succede però? Che io sono in un Istituto Professionale (Pacinotti, via Giulio Romano) -allora queste scuole duravano solo tre anni, ed è stato proprio in quegli anni che li portano a cinque facendo una specie di integrazione con gli Istituti Tecnici- e i fermenti incominciano proprio in quegli anni un pò anche per queste cose, perchè si diceva "Ma come, noi facciamo tre anni, dobbiamo fare un esame per passare in un Istituto Tecnico, perchè altrimenti il nostro diploma -n.d.r. "di qualifica"- non vale nulla...". Sono un pò in quegli anni che cominciano....poi tutte le occasioni erano buone per protestare- la cosidetta eh eh protesta- per cui incominciamo un pò i quel periodo lì ('66); poi scoppia il boom con questi giornali ciclostilati. Sono rimasto comunque estraneo di questa parte qui, di Mondo Beat.

D: Però ne conosceva l'esistenza...
R: Si! Se ne sentiva parlare ma, francamente, dire che mi era arrivata una voce certa....coglievamo forse più l'aspetto musicale, eravamo più portati ad interessarci quasi solo esclusivamente della musica più di tutti i fermenti che ci giravano intorno.

D:Mi diceva prima del vostro clan, dove poi avete deciso di formare un gruppo musicale. E' stato difficile all'inizio raccimolare i soldi per la strumentazione, l'impianto, c'erano dei problemi e delle difficoltà economiche, c'era l'appoggio dei genitori?
R:Ah ah ah! Francamente...non so neanche come abbiamo fatto! Eh eh eh! Si, non era facile, non era facile! Ognuno di noi, su questo aspetto, ha una storia diversa perchè deve fare i conti con la propria famiglia. Per cui, per esempio, il batterista che è un elemento che viene dentro dopo -perchè non faceva parte di questo gruppo di amici- è uno che suo padre l'ha sempre spinto molto per la musica. Aveva imparato a suonare la fisarmonica -era uno strumento che allora andava per la maggiore, era molto sentita soprattutto dai genitori da far studiare ai figli, perchè poi magari al figlio della fisarmonica non gliene fregava niente- per cui questo qui era disposto a spendere "parecchio" per il figlio. Tenete conto che Roberto (il batterista) comincia già a lavorare per cui non ha problemi e se la compra la batteria. E questo è un caso. Il caso di Giampaolo, il bassista -con il quale siamo in contatto tutt'oggi e siamo rimasti amici- che non ha problemi economici e nel momento in cui manifesta questo interesse a suo padre per la musica...il padre a Natale gli regala lo strumento. Io con l'impianto voce ero più facilitato rispetto agli altri perchè in realtà non avevo bisogno di nulla...se non l'impianto voce e questo lo compriamo poi quando decidiamo di andare in giro, perchè ovviamente i primi debutti e le prime esperienze vengono fatte andando ai vari concorsi o andando a suonare nei locali di qualche amico sfruttando la strumentazione -tranne quelle personali come poteva essere la chitarra- del complesso che aveva messo il proprio impianto. Per cui io non ho avuto bisogno di nulla sino a quando non abbiamo cominciato a fare le nostre serate e allora lì il complesso è intervenuto -chi con mance, chi lavorava....- e ci siamo comprati il primo impianto voce.

D:Lei non ha mai imparato a suonare nessun strumento?
R:Eh, purtroppo no! Purtroppo è una mia grande pecca, un sogno, uno dei pochi rimasti nel cassetto che non sono mai riuscito a realizzare. Con grandissimo dispiacere ancora oggi! Qualche accordo e basta perso nel nulla....in poche parole no!

D: Bhe, c'è sempre tempo, no? eh eh eh!
R: Eh si, magari! Ho tentato ancora qualche anno fa con la pianola, una tastiera -adesso si chiamano tastiere, allora si diceva organo- perchè tutto sommato mi sembrava anche un pochino più semplice muovere le mani, perchè la chitarra c'è sempre questo problema delle dita, del callo....però i miei interessi si sono riversati su altre cose, per cui non ho fatto più nulla.

D: Iniziate da subito a suonare, all'epoca c'erano tantissime possibilità per i gruppi, c'era una infinità pazzesca di complessi ma tantissime occasioni per suonare, nei concorsi, negli oratori ecc. ecc.....che ricordi ha di quel primissimo periodo del gruppo?
R: Le serate che io ho indicato (si riferisce alla lunga serie di date riportate nel suo libro-NDA) sono quelle effettive e su quello io sono stato abbastanza preciso anche perchè, subito dopo il servizio militare (3 o 4 anni dopo lo scioglimento del complesso), io avevo fatto un album dove avevo segnato praticamente tutto, andando a ricostruire la storia. E' da lì che sono partito per inserire il testo trent'anni dopo, quindi le date le avevo già, le fotografie erano in ordine...ecco perchè è stato molto facile essere così preciso. Quindi le date che noi abbiamo fatto sono quelle tranne proprio, per dire, quelle suonate fatte in pizzeria, la sera dove si andava -non tutto il complesso perchè non si poteva certo portare la batteria- e si facevano quattro cose, si suonava e si cantava.....è vero c'erano tante opportunità: Gli oratori, le scuole.....il discorso era un pò questo...oggi esistono le compagnie di ragazzi e probabilmente si sfidano "con le auto", chi si fà l'auto più bella.....dico questo eh, eh, eh perchè c'è mio figlio particolarmente appassionato di queste cose. Allora si può dire che ogni gruppo di persone, ogni gruppo di amici, ogni compagnia -come si chiamava allora- la prima cosa che pensava era "facciamo un complesso!". Ecco perchè ne nascevano così tanti. Ovviamente essendo un fenomeno diffusissimo era chiaro che gli oratori erano particolarmente attenti a questa cosa, come lo sono sempre stati, e quindi ognuno organizzava il proprio "festival dei complessi, delle voci e dei cantanti....." Anche se c'era poca informazione in materia. Per esempio quando siamo andati ad iscriverci all'oratorio del Carmine a Melegnano -uno dei due, erano infatti due gli oratori, uno per parrocchia- non volevano accettare l'iscrizione del complesso con il cantante, perchè loro dicevano:"No, il complesso deve solo suonare!""No" dico "guardate che non è proprio così, il complesso può anche avere la propria voce!". Naturalmente abbiamo detto:"Scusate, li conoscete i Rolling Stones o i Beatles?....."

D: Eh eh eh!
R:Siccome erano tutte persone anziane che organizzavano questa cosa, c'era un riferimento che avevano quelli con qualche anno in più ed erano gli Shadow! Per loro quello era un complesso guarda caso che suona....

D:...musica strumentale....
R: Esatto, naturalmente il regolamento è stato modificato, hanno accettato anche la nostra iscrizione....d'altronde non eravamo gli unici che avevano il complesso con il cantante, ovviamente. Però per dire com'era tutto abbastanza fumoso, aleatorio, ognuno la pensava un pò alla sua maniera.....era proprio una novità assoluta.

D: Fra le varie partecipazioni c'era quella dell'Eurodavoli, una manifestazioni estremamente importante che avava portato alla ribalta gruppi come i Corvi, i Mat65, i Trolls....dov'è che avete partecipato voi?
R: Noi abbiamo partecipato a Cologno Monzese, abbiamo fatto due tornate....non sò neanche esattamente se la prima tornata fosse una sorta di eliminatoria, per cui siamo stati ammessi anche alla seconda tornata, c'era questo posto dove si suonava tutto il giorno....c'era stato indicato proprio dalla Davoli, perchè allora aveva un negozio -credo che fosse una grossa rappresentanza- in via Bergognone a Milano, era molto grande come posto, io me lo ricordo come un negozio con parecchie vetrine e naturalmente la Davoli si è fatta un sacco di pubblicità con le famose chitarre a freccia dei Rokes(2)....insomma un pò tutte queste cose per cui noi andavamo lì incantati davanti a quelle vetrine. Lì avevamo saputo di questo concorso, perchè poi al di là delle nostre performance musicali c'erano parecchie serate o giornate o concerti che venivano fatti al Palalido di Milano. Io mi ricordo di aver visto lì per la prima volta i Rokes ed i Giganti....tutta queste serie di complessi. Lo sapevo leggendo Big, Ciao Amici e Giovani, e quando c'erano queste serate andavo lì; poi la voce si è sparsa di questo concorso, lì c'era una sorta di eliminatoria, credo che fosse provinciale, non credo neanche regionale.....abbiamo fatto due tornate però francamente non mi ricordo se fosse una sorta di eliminazione, la prima oppure si andava ed in quella giornata lì chi ti ascoltava diceva "vieni in quella tale giornata...!" Ovviamente il nostro livello era medio-basso rispetto ad altri. Mi ricordo però quella volta che siamo andati c'era nella stessa giornata un gruppo molto bravo che si chiamava De De Lind, credo fossero poi arrivati alla finale e considerari tra i favoriti (3). Mi ricordo che avevano i "fiati", trombe e sax, si cominciava ad uscire dal classico chitarre-basso-batteria, mi avevano colpito perchè erano veramente bravi.

D:Si ricorda di qualche altro complesso?
R:No, mi aveva colpito quel gruppo in modo particolare...di altri non ricordo.

D:Me lo stava già accennando lei....anche voi avete avuto qualche passaggio al R&B,
R: Si, devo dire che questi approcci con gruppi come i De De Lind ecc, ci è piaciuto da subito; non avevamo l'idea del complesso classico chitarra-basso-batteria, abbiamo sempre avuto l'idea del complesso numeroso. Avevamo l'idea di creare qualcosa di corposo, mi ricordo che nello stesso periodo andavo spesso alle Gerette di San Colombano, un locale all'aperto ancora esistente presso le terme dello stesso paese, qui alla domenica pomeriggio facevano "rock" ed alla sera facevano un repertorio più classico adatto agli ultra trentenni. In questo locale pochissime volte ho visto complessini, prendevano solo orchestre corpose che adattavo il repertorio alla circostanza. Mi ricordo in particolare dell'orchestra di Piergiorgio Farina (che si diceva fosse cugino di Milva, poi ha inciso anche qualche disco). Erano orchestre vere, con fiati, sax, trombe....a me e al resto del complesso piacevano tantissimo. Tant'è vero che in occasione di una "discussione tecnica" che vedeva il complesso nella decisone di cambiare un chitarrista ci siamo detti "Se dobbiamo andare avanti prendiamo a tutti i costi almeno un sassofonista". Io ne avrei presi anche due, se li trovavamo, non sarebbero stati un problema. Eravamo uno dei complessi più numerosi, perchè sei era già un bel numero...abbiamo sempre avuto l'idea di questo allargamento.

D:Quindi di conseguneza è cambiato anche il repertorio.....
R: Si, ovviamente cercavano di fare un repertorio che fosse consono a quel tipo di strumentazione che noi avevamo, senza disdegnare cose meno R&B, vedi per esempio le serate in cui abbiamo fatto i New Trolls, tre canzoni tratte da Senza Orario...brani non certo adatti al ballo ma più allo spettacolo(4).C'era un pò di combattimento al nostro interno, ad esempio Giuliano Curti era più per il rock e meno per il blues mentre invece avendo il sax sfruttavamo questo filone. Infatti una volta sciolto il Branco, Giuliano ed altri continuano con altri gruppi, più per diletto che per mestiere, attingendo al repertorio dei Chicago, un gruppo che non esisteva ancora nei nostri anni. Noi facevamo molto Pickett, Redding e altre del genere.

D:Ho letto sul suo libro che siete stati ad un passo dall'incidere un 45 giri, ma poi sono sorti dei problemi....
R:Si, in pratica avevamo fatto un concorso e questo signore si è spacciato per un discografico, uno che aveva una sala s'incisione....ci ha invitato in questa sala d'incisione....in realtà era un laboratorio del tutto artigianale....tra l'altro durante la prova ad un certo punto sentiamo bussare alla porta:era la signora del piano di sopra, incazzata nera perchè noi facevamo ovviamente un bordello, suonando in questo locale di pochi metri quadri senza alcuna insonorizzazione, eh eh eh!

D: Ah, ah!
R: A questo non gli fregava niente, gli diceva:"Ma no, adesso abbiamo finito". Lui avrebbe potuto trovare un autore che ci faceva una canzone, probabilmente c'erano in deposito alla SIAE decine di canzoni (lui diceva così) ne prendavamo una che ci piaceva e ne avremmo fatto un disco. Il problema era che dovevamo pagarlo noi, cioè avremmo dovuto comprare un certo numero minimo di copie, quindi veniva una cifra che non potevamo assolutamente permetterci, per cui abbiamo rinunciato.

D: Ho letto sul libro, dove lei ha indicato il repertorio due canzoni a nome del Branco, "Branco Woogie" e "Giro qui"...
R: Si,si, erano due brani nostri che facevamo ma non certamente depositati alla SIAE. Erano nate -a noi piaceva molto fare quelle che si chiamavano jam session, si facevano anche con altri musicisti, alla fine degli spettacoli e quando li trovavi in altri locali- queste due canzoncine, una di sola musica e l'altra con un testo mai scritto, un giro di accordi che ci inventavamo al momento, con qualche parola in inglese maccheronico....niente di particolarmente apprezzabile...da dimenticare eh eh eh eh nel più breve tempo possibile!

D: Avete fatto molti concorsi e avete avuto modo di conoscere, di parlare e di suonare con molti vostri coetanei che suinavano nei vari complessi della vostra zona. Si ricorda quali le piacevano di più per le qualità tecniche, quelli con cui avevate stretto una amicizia particolare, o quelli con cui c'era rivalità?
R: Diciamo che i complessi erano tanti, però erano molto variegati. Si può dire che molti nascevano e si scioglievano nell'arco di poco. In realtà dei tanti complessi pochi riuscivano ad avere una continuità andando nei locali ecc...Per cui più che dei complessi veri e propri eravamo molto amici con altri musicisti, comunque tra i più bravi ricordo Le Impronte, che tra l'altro hanno fatto qualche rimpatriata tra loro anche di recente, essendo tutti di Sant'Angelo Lodigiano. Tant'è vero che nelle classifiche dei concorsi che trovate sul mio libro, in una gara a Lodivecchio, trovate "Le Impronte - NC (non classificato"- Troppo conosciuti e bravi per essere ammessi al concorso, considerati primi "ad honorem". Erano veramente bravi, anche loro in cinque-sei, non ricordo bene, in particolare mi ricordo la loro "Baby, please don't go...(Them)ecco, ho in mente questa loro esecuzione. Un altro complesso -anche loro bravi- col quale però ci guardavamo un pò in cagnesco erano i Draghi. Ci guardavamo in cagnesco dal punto di vista tecnico, per così dire, perchè erano portati a "vendersi". Per noi il repertorio era "sacro", noi facevamo le canzoni che ci piacevano, punto. Loro invece facevano di tutto un pò, anche le cose da Festival di Sanremo, per dire. C'era un pò questa cosa, si sa che queste rivalità nascono anche per effetto dei fans che dicevano (a loro) "Voi fate di tutto e non avete una vostra personalità, invece "il Branco"...".In una delle ultime nostre serate il proprietario del locale ci ha detto "Ma voi fate troppo blues, non è un repertorio che io ritengo adatto al mio locale...." praticamente ci ha fatto capire che non ci avrebbe più chiamato per quel motivo. E quello era il "regno dei Draghi". Questi facevano in sostanza come l'orchestra che dicevo prima, adattavano il repertorio alla situazione. Ecco se a noi venivano a dire "Scusate ci fate un tango?" prendavamo la chitarra e gliela lanciavamo dietro, eh eh eh questo è poco ma sicuro.!

D: Locali beat, giovani, per i complessi, ce ne erano nella vostra zona?
R: Nascevano e morivano nell'arco di poco, nessuno ha avuto una continuità. In provincia c'era il Napoleon a Lodi, lì abbiamo imparato molto vedendo altri complessi, c'era qualche cooperativa in giro, soprattutto d'estate che potevano fare all'aperto. A Locate Tirulzi ce ne erano due, uno si chiamava la Capannina e l'altro il Mitropa. Alla Capannina non siamo mai riusciti ad andare sempre per il motivo che dicevo prima (cercavano complessi con un repertorio più vasto). Il Mitropa era gestito da una che allora aveva inciso anche dei dischi (qualche tempo prima) con il nome di Jovanka, e lì si faceva solo ed esclusivamente beat, oltre al nostro repertorio; ci hanno chiamato tantissimo ed i nostri concerti più belli li abbiamo tenuti lì. Poi ce ne erano altri che menziono (nel libro-NDA) ma avevano una programmazione variegata, con serate, come il venerdì dedicate al liscio ecc. ecc. un vero e proprio locale beat era un pò complicato....

D: Col finire degli anni '60, proprio il 31 dicembre del 1969, finisce anche l'avventura del Branco. Come mai si è sciolto il gruppo, qualche motivo particolare?
R: No,no! Dovevo andare al servizio militare quindi...andavo via io, dopo qualche mese anche GianPaolo (il bassista) e nel momento che siamo andati via noi gli altri sono andati ognuno per proprio conto, si può dire che si sono divisi per paese: Giuliano Curti si era iscritto all'università e voleva finire, il batterista è andato con un altro gruppo....Però era finita anche l'epoca, ho visto che negli anni dopo non ci sono stati più tutti quei concorsi, sono cominciate ad arrivare le discoteche, la musica disco e i locali non funzionavano più come prima e di riflesso anche i complessi. Non ho più visto un concorso per complessi -perchè io poi ho continuato ad interessarmi di musica- o un concorso di voci nuove come si facevano allora per Melegnano...quindi si è sciolto anche per quello, non ci sono stati motivi particolari. E' un pò come se ad un certo punto Keith Richard e Mick Jagger se ne vanno dai Rolling Stones, probabilmente muoiono anche i Rolling come gruppo, no? La situazione, per esagerare era un pò quella.

D: Il paragone è un pò forte, però! Ah ah ah ah!
R: Beh, io sono un modesto, eh eh eh! C'è una cosa da dire sui locali che è molto importante. Importante anche per altre cose, ma ha la sua importanza su questi locali che facevano fatica a nascere... Negli anni sessanta a Lodi c'era un Procuratore della Repubblica che si chiamava Francesco Novello (6), se farai delle ricerche su questo nome scoprirai che questo signore poteva esercitare una sorta di censura sulle pubblicazioni, nei permessi a locali ecc. ecc. A Lodi le edicole non potevano vendere i vari Diabolik, Satanik e tutte queste pubblicazioni erano proibite! In un clima del genere chiedere il permesso per aprire un locale beat era come avere udienza con la regina d'Inghiterra! Ecco perchè facevano fatica anche a nascere, erano molto controllati e si faceva fatica anche per andare a suonare.

D: Quando è tornato da militare lei ha continuato a suonare?
R: No, no! Allora durava quindici mesi il militare, quindi un lasso di tempo abbastanza lungo. Quando sono tornato, attraverso un amico ho fatto domanda alla Sip (odierna Telecom)....in pratica sono tornato a maggio da Torino, dove ho prestato servizio, e sono ripartito per la stessa città a settembre, perchè l'azienda teneva i corsi pre-assunzione presso la sua sede torinese. In sostanza sono stati due anni che hanno dato il colpo definitivo alla possibilità di ricominciare. Quando sono tornato...un pò la ragazza...mi sono guardato in giro...ho fatto delle prove con dei ragazzi, ma mancava lo spirito dell'amicizia, del gruppo....poi mi sono sposato e questo ha dato la botta definitiva a questa che era comunque solo una passione, un divertimento e un gioco....

D: E non ha fatto più nulla?
R: No, se non qualcosa di estemporaneo con qualche gruppo, quando eravamo in giro ma niente di particolarmente significativo, a livello di "siamo al bar e cantiamo tutti insieme".

D: Però più di dieci anni fa si è trovato insieme ai suoi ex-compagni del Branco.
R: Sì, mi è venuta l'idea di questo libro, l'ho fatto perchè cominciavano a girare i primi computer e avevo sempre avuto l'idea di mettermi e di mettermi giù qualcosa, di farne una storia. Quando ho incominciato ad avere dimestichezza con questi computer ho detto "Però, guarda che bello, uno può impaginare, riesce a fare...ecc, ecc.". E' nato un pò come esperimento, ho visto che veniva bene e ho detto "Facciamo una cosa più seria". C'era la scadenza dei trent'anni dalla nascita del complesso e allora sono andato a ricontattare tutti, era un occasione anche per ritrovarci -chi era sposato, chi era andato ad abitare via, chi adirittura era già in pensione...- quindi ci siamo ritrovati per questa serata.

D: Quindi è stata una cosa di una serata e basta?
R: Si, una cosa di una serata fatta così....Veramente le sere sono state due, una ufficiosa con quelli più vicini, di preparazione, l'altra più ufficiale con mogli, figli e qualche amico....sono venute un paio di persone qui a casa mia a fare delle prove e abbiamo messo in piedi una decina di canzoni, non esattamente quelle del repertorio originale, mi ricordo di avere fatto delle canzoni più adatte alla mia voce attuale, tipo "Sapore di sale" ad esempio.

D: A livello di distibuzione il libro è stato fatto solo per gli ex-membri?
R: Solo per noi, tranne qualche amico che me l'ha chiesto...però facendolo con quel sistema lì veniva a costare una cifra pazzesca, perchè facevi le fotocopie a colori....qualcosa come 70/80 mila lire la copia, con la rilegatura....certo che mi è sembrato incredibile, un pò quello che avviene per i Beatles, se uno pensa che sono quarant'anni che non fanno più nulla e rimangono un complesso sempre vivo, dice quanto erano grandi allora! Prima ho fatto il paragone con i Rolling adesso con i Beatles....

D: Ah ah ah!
R: C'è da dire che a Melegnano ancora oggi, almeno per quelli della mia generazione io sono sempre e comunque il cantante del Branco, su questo non ci piove! Tant'è vero che quando è stato pubblicato su il Melegnanese (si riferisce ad una serie di articoli sul beat melegnanese pubblicati sul quindicinale locale a cura di Vitantonio Palmisano(5), dove si parlava anche del libro di Luciano-NDA) ho ricevuto un sacco di telefonate. Ho fatto anche il consigliere comunale per la legislatura scorsa (2002-2007) però io rimango sempre il cantante del Branco!

NOTE:
(1) Moda od esigenza logostica il "clan", come era comunemente definito all'epoca (complice forse il più famoso Clan Celentano?), fu una realtà particolarmente importante di aggregazione. Per i ragazzini dell'epoca era un luogo di ritrovo (il retro di un bar, una cantina, un oratorio, una stanza inutilizzata di una abitazione....) per poter stare in compagnia attorniati da mangiadischi, qualche chitarra, qualche fumetto e qualche rivista musicale...e se i muri erano spogli bastavano quattro manifesti di Ciao Amici, Giovani e Big per dargli un tocco di colore personale. Era normale che fra i ragazzi si formasse un complesso musicale che fungeva da juke-box per allietare le lunghe domeniche pomeriggio...Si può dire che è la prima volta nella società italiana i giovani hanno un luogo di ritrovo lontano dagli occhi indiscreti dei grandi dove poter stare tranquilli a parlare, a ballare e a tentare il primo timido approccio con le ragazze. Oltre ai clan formati da amici del quartiere o compagni di scuola c'erano quelli nati e consolidati grazie ad alcune riviste musicali. Ricordiamo per primo Tuttamusica che fu forse il capostipite dei giornali musicali per giovani a portata nazionale ('63-'65) e che organizzava incontri fra le varie Greffa Club, che dava loro spazio per pubblicizzare le proprie iniziative, che dava il via alla formazione di nuovi gruppi di amici. Un servizio reso ai lettori afflitti da solitudine (non dimentichiamoci che la possibilità di conoscere coetanei erano molto limitate all'epoca) che cercavano concittadini con gli stessi gusti musicali e passatempi. In questi clan, complice anche la rivista, passarono i vari Gianco, Michele, Pavone, Morandi, Do Miko...a fare dei piccoli concertini (supportati musicalmente dal gruppo del Club, visto che ogni circolo di amici annoverava almeno un gruppetto di musicisti che allietasse le feste organizzate nei fine settimana), a distribuire dischi e cartoline promozionali e a firmare autografi...all'epoca un mdo come un altro per pubblicizzare i propri dischi. Stessa idea la utilizzò subito dopo il noto settimanale Ciao Amici, nel momento del massimo splendore ('66-'67), organizzando i CIAC (Ciao Amici Club) con tanto di tessere d'iscrizione, invio di materiale per arredare ed istituzionalizzare il ritrovo dei "Ciacchisti" (manifesti, dischi, tessere...). Una struttura organizzativa assolutamente impeccabile, che portò migliaia di adolescenti a riunirsi, tesserarsi e formare una fitta rete di organizzazioni cittadine che collaboravano una con l'altra. Ecco allora il CIAC del paese X che prende il treno per essere ospite del paese Y e passare una giornata scambiando le proprie idee, i gusti musicali, ed ascoltare i propri complessi amatoriali che si "sfidavano". Qualche foto ed un riassuntino della giornata finivano pubblicati nell'apposita pagina di Ciao Amici, insieme a tutte le svariate inizitive che prendevano piede fra i centinaia di CIAC. Simile l'idea di BIG, dove i supporters sparsi per l'Italia collaboravano con il giornale e recensivano le varie esibizioni canore che si tenevano nei loro "club privati" (molti poi finivano per chiamrsi Piper). Ultimo esempio particolare furono i Clan Teddy Bob, organizzati dal fumetto culto Teddy Bob (Beat), che ebbe lunga vita dal '66 al '73. Bisogna ricordare che fu il primo e praticamente l'unico fumetto beat italiano che accolse un successo di pubblico incredibile (altre tre testate ebbero vita brevissima:"CAP-il fumetto capellone-" con 11 numeri settimanali, "Flipper-il fumetto beat-" con 4 numeri settimanali e "Johnny Beat" con soli 5 numeri mensili). Gli stessi autori si resero conto che i ragazzi che scrivevano alla redazione erano afflitti da solitudine ed incomprensione, dovuti dal fatto di non trovare facilmente amici con cui condividere lo spirito beat (e questo accadeva più facilmente nel sud italia o in zone particolarmente isolate). Tedy Bob organizzò i Clan, dando spazio ai vari ritrovi nelle pagine del suo giornale (indirizzi aggiornati dei vari clan, punti di ritrovo, richiesta materiale) e supportandoli con spille e gadget che allegò in alcuni numeri nel momento del massimo successo del fumetto e dell'affermazione dei clan (all'incirca '66-'69). L'estesa moda/esigenza del clan finì con gli anni '60 e con l'evolversi della gioventù: questo denota che fu dettato per avere un punto di ritrovo autonomo ed indipendente dai matusa (in un momento in cui concedevano poche libertà, specialmente alle ragazze), pur dando ai genitori la garanzia di stare in un posto sicuro.

(2) In realtà le storiche chitarre a freccia dei Rokes erano della Eko di Recanati, quindi alla Davoli di MIlano erano solo in esposizione/vendita, forse all'epoca la più grande ditta italiana di chitarre (creò anche quella a "K" per i Kings), mentre la Davoli di Parma era forse più specializzata ed apprezzata per gli impianti e le testate degli amplificatori, questo senza disdegnare la loro strumentazione che all'epoca vendeva molto bene.

(3) I De De Lind (di Varese e successivamente trasferitesi a Milano) nati come sestetto, poi ridotti in una formazione a cinque già dal secondo 45 giri: Matteo Vitoli (chitarra), Gilberto Trama (sax, organo, piano), Vito Paradiso (chitarra e voce), Eddy Lorigiola (basso) e Ricky Rebajoli (batteria). La loro sconfitta nelle fianli del 3° torneo Davoli (almeno così si racconta) fu dovuta ad una sfortunata esibizione del cantante.

(4) Luciano si riferisce ad uno degli ultimi del complesso (11 novembre 1969) tenuto al Cinema Teatro Sociale di Melegnano. La prima serata fu all'insegna di uno spettacolo che fondeva la poesia alla musica e dove il complesso presentò tre brani storici dei New Troll tratti dal 33 giri "Senza orario, senza bandiera", "Ho veduto", "Vorrei comprare una strada" e "Signore io sono Irish" annunciandoli così al pubblico: "Le canzoni che vi faremo ascoltare questa sera vi parleranno dell'uomo e del mondo che lo circonda, noi vi racconteremo un viaggio, un sogno e una preghiera...."
La seconda serata invece vide il complesso dimenarsi sul palco con il classico repertorio R&B, questa volta con l'aggiunta di quattro ragazze di Melegnano, chiamate per l'occasione "Le Branchie"....la serata fu galeotta per Luciano, visto che gli venne presentata la futura moglie.

(5) Concittadino di Luciano, studiarono nello stesso periodo nella stessa scuola (Pacinotti) a Milano e furono poi "rivali" nei concorsi per complessi, visto che Vitantonio suonò nelle Nuove Pietre e (successivamente) nelle Sensazioni. La simpatica ed amichevole rivalità continuò negli anni proprio per le attavità editoriali dei due, difatti il libro "Complessi e band melegnanesi degli anni 60" (e prima ancora una serie di articoli a puntate sul giornale "Il Melegnanese" uscì qualche anno dopo il libro "Il Branco". E' lo stesso Luciano, scherzosamente a dirmi a fine intervista:"Eravamo due complessi diversi, grande concorrenza, grande rivalità. Parlando gli ho detto "Ho fatto un libro sulla storia del Branco" e lui mi ha chiesto se poteva utilizzarlo per fare gli articoli e per prendere ispirazione per fare il suo...io gli ho detto "Anche stavolta il Branco è arrivato per primo".

(6)Francesco Novello, per dare idea del personaggio basta riportare quanto scrisse il Corriere della Sera in occasione della sua morte:
Si e' spento Novello, procuratore antiporno LODI - E' morto ieri mattina nella sua casa di via Speri, Francesco Novello, 92 anni, dal ' 59 al ' 76 procuratore capo della Repubblica a Lodi. Novello, aveva fatto notizia negli anni ' 70, quando aveva disposto a Lodi il sequestro di molti film, giornali e riviste ritenuti offensivi del pudore.

Con due libri sull'argomento e una serie di articoli ne il Melegnanese mi sembra inutile prodigarmi a ricomporre la scena locale (comunque in zona circolavano i Titani, i Topi Grigi, i rosacroce, le Corde, le Piccole Pietre, the Elettrick Shock, i Demoni, i San Peter Green, i Deam, i Sudisti, le Impronte, le Pecore Nere, i Rubacuori, i Draghi, i Wanted's, the Tombstone, gli Achei, the Yellows, the Golg 77, i Mongoli e tantissimi ancora)...dirò giusto due cose. Al cinema Sociale di Melegnano nel 1968 si fece notare il complesso dei Rekords formato da Silvano Bertoglio (voce), Remigio (batteria), Guido Cherubini (chitarra), Natalino Rosi (chitarra), Paolo Ceresa (basso), Come vincitori avrebbero dovuto incidere un 45 giri per la casa discografica PDU (quella di Mina)...di questo gruppo non si trova traccia nelle tre fonti citate sopra. Curiosità: le Sensazioni (gruppo di Palmisano) registrarono un 45 giri (introvabile) contenente "Il primo giorno di Primavera" e "Auschwitz" per la Studio Emme di Milano nel 1969.

La lettura dei volumi "BEATi voi!" riporta alla mente qualche ricordo che era sfuggito nel tempo.
In occasione del trentesimo anniversario insieme a Giampaolo abbiamo fatto un tour tra i luoghi che ci avevavo visti ragazzi. E' stato doveroso un passaggio a Milano presso Milanfisa, il luogo dove molti complessi, milanesi e non, compravano i loro strumenti, poi dal più elegante Monzino, in via Larga, dove sono stato delle ore davanti alle sue vetrine ad ammirare una splendida Gibson, ed ancora alle Messaggerie, in Galleria del Corso, dove era quasi un dovere farsi un giro, tra l'altro nella stessa galleria era facile trovare qualche artista famoso essendo la zona la sede di numerose case discografiche. Ma gli acquisti poi si facevano comunque da Milanfisa, infatti si trovava un usato proveniente anche dai complessi più importanti. Apprendo proprio dal primo volume di Beat Boutique che era il negozio nel quale si rifornivano "i Camaleonti". Nell'occasione del nostro giro abbiamo parlato con il figlio dell'allora gestore ormai scomparso. Ha avuto piacere della "visita" e ci ha confessato che gli sarebbe piaciuto ricostruire la storia del negozio con i nomi degli artisti, più o meno famosi, che avevano avuto a che fare con suo padre. Un altra giornata, con soggiorno notturno, l'abbiamo passata alla locanda Aurora di Cimego, anche qui l'albergo è rimasto a conduzione familiare, ci sono infatti il figlio e la figlia del proprietario di quegli anni. Il ragazzo, che allora aveva 14 anni si ricordava molto bene di noi,-Non ho mai capito perchè mio padre vi avesse ingaggiato- sono state le sue parole, in effetti non avevamo niente a che fare con la clientela e con il "target" di persone che frequentavano la località. Ai mugugni di qualche cliente anziano, che ci ricordiamo benissimo, va però aggiunto il ringraziamento dei ragazzi dell'epoca che avevano sicuramente apprezzato l'idea. Anche la figlia si ricordava di noi, non sappiamo però con quanto piacere, questa però è una storia dal sapore "gossipiano" che è preferibile raccontarcela a quattr'occhi.....!!!. Nella stessa località non abbiamo mancato di fare una visita all'Albergo Alpino, straordinario l'incontro con Ferdinando, il mitico "un e mezza", si ricordava ancora che cantavo "La tua ombra...!". L'occasione ci ha fatto vivere, in questo posto, una piccola avventura stile "horror hollywoodiano", potremmo anche raccontarvela ma sarebbe lungo, teniamoci solo ai ricordi musicali.


IL volume "BEATi voi!" viene recensito da "il Melegnanese" (nr.2-XLII-31.01.2009) e da "il Cittadino" (6.02.2009), il quotidiano lodigiano inoltre, per integrare l'articolo, realizza nell'occasione una intervista a Luciano.
Riportiamo quindi questa ulteriore rassegna stampa insieme ad una fotografia del sottoscritto e di Alessio scattata il 1 marzo 2009 a Pozzolo Formigaro (AL) durante una mostra beat, allestita dallo stesso Alessio.

E' stato pubblicato nel 2008 da Beat Boutique 67 - Centro studi sul Beat Italiano il secondo volume di BEATi voi! (interviste e riflessioni con i complessi degli anni 60 e 70).
Marino Alessio, l'autore che dirige lo stesso centro, con la sua iniziativa intende realizzare un'ampia "testimonianza" di quegli anni attraverso la raccolta di materiale (dischi, locandine, riviste....) e la "voce" dei protagonisti, piccoli e grandi. "Il Branco" ha avuto il piacere e l'onore di essere preso un considerazione e compare su questo volume con un riassunto della propria attività ed un'intervista a Luciano.

Il Cittadino, 6 febbraio 2009 - Quando a Melegnano regnavano i capelloni
C'è anche la storia dei melegnanesi del Branco, band capitanata da Luciano Passoni, in BEATi voi!, minuziosa - anzi certosina - riscoperta del fenomeno Beat italiano appena edita dalla Beat Boutique '67 di Alessandria.
Nelle scorse settimane Alessio Marino, responsabile di questo Centro studi musicologico piemontese che si è messo a indagare "sull'alba dei capelloni", la scena musicale tricolore che subì a metà degli anni Sessanta lo shock della scoperta dei Beatles, ha dato alle stampe il secondo volume della serieBEATi voi! - interviste e riflessioni con i complessi italiani degli anni 60 e 70.Il libro è un tributo alla generazione che diede vita, allora, a un'immensa fioritura di esperienze che clonavano quelle inglesi, mettendoci il vezzo della traduzione in italiano dei testi e una galleria di nomi naif collegati a sgranate foto: I Bisonti, Ghigo e i Goghi, I Terribili, I Frenetici, I Trichechi, I Leoni, i Pelati, I Corsari....BEATi voi! Vol.2può essere richiesto all'autore telefonando allo 0131898600 oppure scrivendo a allllessio@tiscali.it oppure tramite il sito internet http://xoomer.alice.it/bvfvma/index.htm. Per capire meglio quale idea si sono fatti, con la saggezza dei capelli grigi, i nostri portacolori lodigiani del mitico "bitt", abbiamo fatto quattro chiacchere con il melegnanese Luciano Passoni, classe 1950, cantante del Branco che condivise le sorti di altri validi gruppi locali come le Sensazioni, Le Impronte, Le Nuoe Pietre, I Draghi. Ma cosa erano davvero questi anni Sessanta? Per definirli si spreca l'uso del termine "rivoluzione": Il Vietnam, l'occupazione delle università, le immagini di Joan Baez chitarra a tracolla o di John Lennon in atteggiamento scandalizza-borghesi. Ma, per citare le Orme, è storia o leggenda?
"Sono sincero, io dico sempre che noi, intendo noi beat italiani, in quegli anni la rivoluzione, se l'abbiamo fatta, l'abbiamo fatta senza saperlo, e l'ho scritto sul mio sito www.bigsteps.net oppure nel volume per il trentennale 1965-95, in altri termini,sfido chiunque fra tutti quelli citati anche nel bello studio di Marino a dire di aver letto - allora, non dopo - Kerouac e tutti i "guru" del beat americano politicizzato, comunque orientato in senso socialmente consapevole. Nessuno ne sapeva niente; noi agivamo a un livello molto più immediato, epidermico e direi provinciale. La "rivoluzione" consisteva nel mezzo stesso, suonare. La musica era il messaggio stesso: siamo giovani lasciateci suonare. Volevamo una diversa modalità aggregativa, i ragazzi degli anni Sessanta rifiutavano l'etichetta di "piccoli adulti", volevamo le chitarre elettriche e non i violini di Sanremo e finalmente le potevamo anche comperare, visto che c'era il "boom" e i prezzi non erano più esorbitanti. Personalmente poi ho un'altra convinzione, strettamente musicale in questo caso. Se proprio si vuole indicare qualcosa di esplicitamente italiano e innovativo nella fusione fra cultura e rock'n'roll e melodia italica, io penso ai cantautori, da Battisti in là, o da Dalla che arrivava dal jazz, erano un passo avanti. I gruppi beat che poi sono sopravvissuti ai '70, come i Pooh, Pfm, New Trolls, l'Equipe 84, o sono diventati qualcosa di assolutamente diverso oppure sono rimasti alla replica infinita di se stessi". Nello specifico, sulla storia del Branco, cosa si può dire?
"Non siamo arrivati all'incisione, anche se l'abbiamo sfiorata e negli anni '67-69 avevamo conquistato una certa notorietà lombarda. Nel solo '68 ricordo che suonammo a Siziano assieme a Reitano e ai Ragazzi della via Gluck; a Locate Triulzi, a Cannobio sul Lago Maggiore; a Villanterio e poi al "prendi la chitarra e suona" di Sant'Angelo, presentato da Mike Bongiorno dove ci piazzammo secondi. Eravamo io alla voce, Luciano Cerioli alle tastiere, Giuliano Curti alla chitarra, Giampaolo De Gradi al basso, Pierantonio Ferrari al sax, Luigi Fiorani subentrato alle tastiere, Giovanni Guerra alla chitarra ritmica ancora altri due chitarristi cammin facendo, Angelo Ventura e Giuseppe Zanini, con la batteria di Roberto Zerbelloni. Come repertorio, tutte le canzoni di altri ovviamente come allora era imperativo, guardavamo al beat un pò più blues, stile Creedence Clearwater Revival o gli stessi Stones, ma facevamo anche Celentano, I Camaleonti, i New Trolls. Anni mitici? Diciamo anni in cui ci siamo divertiti alla grande." Emanuele Dolcini


"Il Branco" e "Le Impronte" - Non nasce dal caso l'incontro, dopo oltre quarant'anni, tra Gianfranco, chitarrista delle Impronte, con Luciano, Giampaolo e Roberto componenti del Branco. Proprio la pubblicazione in "rete" di quanto è compreso in questo CD ha permesso di ritrovarsi per scambiare, senza il velo triste della nostalgia, ricordi, aneddoti ed episodi legati alla grande stagione del "beat italiano".
Anni che videro i due complessi, nel loro piccolo, protagonisti tra i più conosciuti (speriamo anche apprezzati) del sud milano-lodigiano.
Lodi, 7 ottobre 2010

Anche a Melegnano arrivò il "Beat"
Sabato 29 ottobre è stato pubblicato da il Melegnanese a firma di Graziano Vergnaghi la storia di uno dei principali gruppi Beat di Melegnano "Le Sensazioni". Ricordiamo con piacere questo complesso melegnanese e siamo particolarmente lieti che l'autore dell'articolo menzioni "il Branco", per questo riportiamo la parte di articolo che ci riguarda.


In quel periodo che va dal 1966 al 1969 in Melegnano, come del resto un pò dappertutto, tutti i giovani erano dei musicisti, tutti volevano suonare in un complesso beat; tutti i ragazzi volevano strimpellare uno strumento e suonare "la nuova musica". Ma i più importanti e famosi erano in tre. Il primo gruppo Beat nato a Melegnano fu il "Branco" di Luciano Passoni; poi arrivarono "Le Pietre". Il terzo complesso sono stati "I Sudisti" di Tony Bonacina e dei fratelli Mercuri. Mentre il "Branco" era un complesso predisposto per i concorsi musicali, "Le Pietre" (poi diventati "Le Nuove Pietre" ed infine "Le Sensazioni") ed "I Sudisti" erano più portati per le esibizioni, con un repertorio che pur avendo nel beat la radice principale, spaziava in altri generi, adattandosi ad un pubblico più eterogeneo.

il Melegnanese - N.19/2011 - SABATO 29 OTTOBRE 2011

BEATi voi!...la storia continua