Guerra Mondiale


Europa - Situazione nel 1942 al massimo dell'espansione degli eserciti nazi-fascisti

Il 22 giugno 1941 la Germania nazista attacca l’Unione Sovietica: è il piano Barbarossa, al suo fianco contingenti delle forze armate finlandesi, ungheresi e rumene.
Il giorno successivo, in Italia, la Gazzetta Ufficiale pubblica un comunicato della presidenza del consiglio in cui viene detto che l’URSS è da considerarsi Stato nemico a decorrere dalle ore 5 e 30 del giorno 22; il governo fascista, in omaggio al patto d’acciaio del 25 maggio 1939, si dichiara ostile…….con effetto retroattivo…….al colosso orientale.
Comincia così l’avventura del CSIR (Corpo Spedizione Italiano in Russia).
L’Italia è già in guerra, dal 10 giugno 1940 siamo scesi infatti in campo al fianco della stessa Germania contro la Francia e la Gran Bretagna, a loro volta intervenute per fermare la politica aggressiva del governo nazista che, dopo essersi annessa l’Austria e parte della Cecoslovacchia il 1° settembre 1939 invadeva la Polonia, dando così inizio alla II° guerra mondiale. Servono al Duce, convinto dalla facile e strabiliante avanzata dell’esercito tedesco, che in pochi giorni occupa Olanda, Belgio, Danimarca e Norvegia nonché dalla imminente capitolazione della Francia, “alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo delle trattative”.
Mussolini non vuole perdere l’occasione di spartire il bottino di una guerra che considera di breve durata e sicuramente vittoriosa.
Conclusasi quasi subito la guerra sul fronte francese, quello che rimane infatti dell’esercito d’oltralpe è in rotta sulla Manica travolto dall’impetuosa avanzata tedesca arrivata a sorpresa da nord, l’esercito italiano è impegnato in Nord Africa e Grecia.
Si manifestano da subito le carenze di un esercito male organizzato e con scarso equipaggiamento, solo la momentanea superiorità numerica ci consente qualche vittoria in terra africana e solo l’intervento tedesco ci consente di non venire umiliati dall’esercito greco.
E’ inoltre netta la superiorità nel Mediterraneo della marina inglese e questo non ci consente la possibilità di rifornimenti adeguati alle stesse truppe dislocate sull’altra sponda del Mediterraneo. Un quadro preoccupante che tuttavia non distoglie Benito Mussolini dal seguire i piani hitleriani, forse convinto, come Hitler, della necessità di mettere le mani sulle ricche regioni agricole ucraine e aprire una strada verso i giacimenti petroliferi del Caucaso.

Il 10 luglio del 1941 inizia il trasferimento delle truppe verso la zona di guerra.
Il CSIR ( Corpo Spedizione Italiana in Russia) è composto dalla divisione Pasubio, con i reggimenti 79°, 80° fanteria, 8° artiglieria, dalla Torino, con i reggimenti di fanteria 81°, 82°, 52° artiglieria; dalla divisione Celere, la 3°, detta Pada (principe Amedeo duca d’Aosta), con i reggimenti 3° bersaglieri, Lancieri di Novara, Savoia cavalleria, 3° artiglieria Celere; dalla legione camicie nere Tagliamento, due battaglioni 63° e 79° e un battaglione accompagnamento dell’esercito, il 63°; dal 30° raggruppamento d’artiglieria di corpo d’armata; dal genio di corpo d’armata; dall’intendenza speciale est; dall’aeronautica, due gruppi: 61° osservazione aerea, 22° caccia terrestre, 83 apparecchi; dal raggruppamento automezzi su due autogruppi, uno per i servizi e uno per il trasporto di una divisione). Il 29° autogruppo composto da Lancia 3RO con rimorchi; il totale della forza è di 2900 ufficiali, 58800 uomini, 960 pezzi di artiglieria campagna, 432 pezzi controcarri, 250 contraerei, 4600 quadrupedi, 5500 automezzi. In totale dal 25 luglio a 5 agosto partono duecentoventicinque treni.
La spedizione incontra da subito le difficoltà già registrate sugli altri fronti, mezzi inadeguati, uomini scarsamente equipaggiati e preparati, inoltre già logori, fisicamente e mentalmente, perché reduci da altri fronti (Jugoslavia), il tutto accentuato dalla natura del territorio sovietico, le grandi distanze, le condizioni ambientali e meteorologiche, nonché la tattica e la strategia russa della “terra bruciata”.
Come con Napoleone 129 anni prima (1812) ci si affida al clima, alla distanza per indebolire l’avversario, lasciando il campo, ritirandosi distruggendo ogni cosa.
Tutto questo insieme all’indubbio fatto della sorpresa, che l’attacco tedesco ha suscitato, (non dimentichiamo che esisteva un “patto di non aggressione” tra Hitler e Stalin) consente nei primi tempi, agli eserciti invasori, una facile ma effimera avanzata.
Trascorre così il primo anno di guerra, con un inverno rigidissimo che ha consentito la parziale controffensiva russa e alla ripresa primaverile qualche vittoria illude gli eserciti dell’asse che il peggio sia passato, ma l’ordine di Stalin, che ha avuto il tempo di spostare e riorganizzare tutta la produzione bellica verso est, al di là degli Urali, nonché di preparare truppe fresche e motivate, aiutato inoltre dagli ingenti aiuti militari americani ed alleati, è di non concedere più alcun cm. di terra russa agli invasori.
La necessità di rinforzare gli organici e gli accordi con i tedeschi prevedono per la primavere del 1942 il potenziamento della forza d’invasione, arriviamo così alla formazione dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) al comando del generale Italo Gariboldi, il 9 luglio 1942 il C.S.I.R con la denominazione XXXV° Corpo d’Armata viene così assorbito nella nuova organizzazione. Ad esso vengono aggiunte tre divisioni di alpini la Tridentina, la Cuneense e la Julia e altre divisioni del II corpo d’armata, la Sforzesca, la Ravenna e la Cosseria.
In totale a fine agosto 1942 la consistenza dell’armata italiana era di settemila ufficiali, duecentoventimila soldati, circa 4500 tra autocarri e camionette, altrettante motociclette, un migliaio di trattori, venticinquemila quadrupedi e solo 55 carri armati.