La partenza

Udine - 7 febbraio 1942
Questi sono tutti i miei amici che siamo venuti da Lodi
siamo tutti assieme ciao Angelo
mi conoscerete sono quello a sinistra per terra
Udine - 30 marzo 1942
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Mi chiamo Passoni Angelo sono nato l’8 di aprile del 1922 e sono stato chiamato alle armi il 29 di gennaio del 1942 destinazione Udine all’11° Centro Automobilistico, insieme a me alcuni amici, Aldo Passerini di Melegnano, Vittorio Oriani, Pioltini, Bigioggero, Vailati, Pisati, Grossi e altri, conosciuti durante l’addestramento premilitare, al quale eravamo obbligati al sabato, o alla visita, entrambi svolti a Melegnano.
Veniamo naturalmente istruiti all’uso dei camion, io però avevo già la patente di II° grado, e trascorriamo il tempo come in tutte le caserme e come fra tutti i soldati.
Di quel periodo ricordo in particolare il commilitone Oriani di Balbiano, figlio di un commerciante di carni, il cui padre venne ad Udine per una quindicina di giorni alloggiando in una osteria proprio fuori della caserma. Era questo un nostro luogo di ritrovo durante la libera uscita serale, approfittando della cena preparata dall’oste, che abitualmente non faceva da mangiare, per quest’ultimo, si allargava la tavolata a delle cene “fuori ordinanza” al figlio e agli amici, in particolare il sottoscritto e Aldo Passerini.
Oriani ottenne inoltre la “dispensa” dal “viaggio” in Russia, forse proprio grazie anche a questa visita fatta certamente non solo per trovare il figlio.

Udine - 20 aprile 1942
con gran afetto ai miei cari genitori ciao.
Angelo
Udine - 20 aprile 1942
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Angelo


Udine - 25 aprile 1942
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Angelo

Udine - 25 aprile 1942
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Angelo

Udine - 1 luglio 1942
Angelo con Vittorio Oriani
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Dopo questi mesi d’istruzione siamo trasferiti a Brescia al 10° Autoraggruppamento, formato dal 3° Centro Automobilistico di Milano e dall’11° di Udine.
Durante questo periodo insieme a Pioltini organizzammo una veloce puntata a casa, infatti noleggiammo un tandem e partendo il sabato da Brescia, approfittando anche della buona stagione, riuscimmo a trascorrere una notte a casa, ripartendo la domenica pomeriggio.
Il mio compagno proseguì per casa con la mia bicicletta.
Arrivando a Carpiano incontrai anche la Teresina in attesa fuori dal macellaio per la spesa. Era in vigore il razionamento e ogni famiglia poteva comprare, carne o altri generi alimentari, per un quantitativo non superiore a quanto stabilito da una apposita tessera, allora si cercava di essere tra i primi per avere una scelta migliore.
Il tandem ha destato una grande curiosità a Poiago e proprio “giocando” con questo che Audilio Fontolan, il vicino di casa, cadde e piegò il manubrio.

Patente militare per la guida di autovetture ed autocarri comuni
rilasciata ad Udine 11 maggio 1942
Patente militare per la guida di autovetture ed autocarri speciali
rilasciata ad Udine 26 maggio 1942

Essendo già in possesso della patente di II° grado ricevo in consegna un camion 626, opportunamente modificato a benzina per facilitarne l’avviamento, sono destinato al 252° Autoreparto pesante in servizio all’VIII° armata (Armir) e destinato quindi alla Russia.


Udine - aprile 1942
Premiata Fotografia
GIULIO TARDIVELLO
via Manin,19 - UDINE

Udine - 1942
Autiere Passoni Angelo
11° Centro Automibilistico - 3° Compagnia Auto
X° Autoraggruppamento - 252° Autoreparto Pesante

Il 13 luglio del 1942 caricammo i mezzi sul treno, un totale di 125 camion come era composto il reparto, è una domenica pomeriggio quando si parte.
8 giornate di treno tra Brescia, Trieste, Lubiana, Budapest, Bucarest e arrivo a Chisinau in Romania (oggi Moldavia) il 21 luglio, dove avviene lo scarico dei camion.
Prima della partenza ci dettero dei viveri a secco, scatolette di carne e gallette, il nostro pasto per gli otto giorni del viaggio che io, il Pioltini di Giussano del 1921, Orlandi Vittorio di San Martino Siccomario (PV) del 1908, il sergente Brambilla di Pavia che mi sembra fosse del 1915 e Gramegna di Mirabello, del 1919, che, abile carpentiere, fece dei cunei con il quale abbiamo fermato il camion sul vagone del treno. Per “bagnare” il viaggio abbiamo annaffiato con una damigiana di vino da 54 litri, comprata a Brescia prima della partenza e finita naturalmente prima dell’arrivo.
Scaricati i camion comincia l’avvicinamento alla zona di guerra in colonna sulle piste della steppa russa, non esistono infatti strade asfaltate. Eravamo divisi per sezioni di 25 camion comandati da un tenente. A bordo come armamento anche un mitra Beretta con 41 colpi comandati da due grilletti, uno per colpo singolo e l’altro per la raffica.
Da Chisinau ad Odessa in Ucraina, Dnipropetrovsk, Vorosilograd, Stalino (oggi Doneck), Ostrogozhsk (Russia), Ievdacov.
Ci siamo quindi accampati in questo paese dove nella chiesetta avevano sistemato l’officina mentre noi, come il resto della truppa abbiamo preso posto vicino alle isbe, case di legno e paglia tipiche di questa zona.


Itinerario di andata
Camion - Treno

Con gli altri compagni, Gramegna e il sergente Brambilla ci siamo sistemati nella isba di una donna che si chiamava Anastasia, con lei anche un bambino, il figlio Irco di 9 anni.
Si è stabilito da subito un clima quasi famigliare, la donna ci faceva quasi da madre, lavava i nostri panni e a volte anche da mangiare con i viveri che portavamo noi e, alla mattina, facevamo colazione anche con il latte della sua mucca. Il ragazzo a volte veniva con noi in giro sul camion, se era qualche servizio che lo permetteva, il marito naturalmente era militare in campo avverso.
Arrivati in Russia con la tradotta gli alpini della Divisione Tridentina li abbiamo trasportati al fronte del Don, soldati e attrezzatura compresi i loro muli. Fra questi soldati anche Don Gnocchi, cappellano militare. Il servizio consisteva nella spola tra i punti di arrivo dei materiali e la zona più vicina al fronte dove portavamo viveri, munizioni e anche animali.
Ricordo in particolare una volta mentre trasportavamo i muli che uno di questi sfondò a calci il piano di carico del camion ferendosi le zampe. A volte al ritorno portavamo dei feriti che venivano ricoverati negli ospedali militari o tornavano a casa.
Una notte un mitragliamento effettuato da aeroplani russi distrusse incendiandoli una quarantina di mezzi, ci fu anche una vittima e qualche ferito, ma fortunatamente il mio non era tra questi. I mezzi sono stati poi sostituiti da camion Opel tedeschi, purtroppo questo fatto provocò un grave episodio perché un giorno, nell’attraversare un bosco, un gruppo di partigiani russi spararono su questi camion, convinti fossero tedeschi, con gli italiani erano infatti meno cruenti, e uccisero diversi soldati italiani, tra di essi un certo Magnes di Milano, appena tornato dall’Italia dove era stato in licenza per la morte della mamma.
Il nostro piccolo gruppo ebbe sempre la fortuna di cavarsela senza conseguenze, solo Pioltini venne ricoverato in ospedale per una febbre a Odessa, resterà lì sino alla fine della campagna, in quello condizioni climatiche era il minimo che uno potesse prendere.
Nonostante fossimo alleati i rapporti tra i soldati tedeschi e italiani non era certo dei migliori, noi comunque ad esempio avevamo rispetto della casa dove eravamo, mentre loro si sentivano sempre come i padroni.
Una sera ritornando abbiamo trovato l’Anastasia piangente e spaventata, sdraiati, con indosso ancora gli stivali nel suo letto c’erano due militari della Tot, una sezione di soldati tedeschi per lo più addetti ai servizi.
Il sergente Brambilla non si è fatto certamente pregare per cacciare i malcapitati aiutato anche da qualche ceffone.
Una volta si fermò al villaggio una colonna tedesca di carretti trainati dai cavalli, adibita al trasporto di viveri e materiale vario.
Lasciata senza alcuna sorveglianza ci comportammo come se quei carretti fossero il mitico treno Ape, che le dicerie volevano che arrivasse un giorno dall’Italia carico di genere di conforto.
Venne praticamente svaligiato e io stesso nell’occasione mi procurai un bellissimo paio di stivaletti di pelle.
Un soldato italiano rubò nell’occasione una bandiera tedesca e, per fare un dispetto o per fare in modo che non venisse trovata, la sotterrò nascondendola sotto la neve.
Alla mattina seguente i tedeschi infuriati fecero schierare tutti i soldati italiani e ingiunsero la restituzione e la punizione dei responsabili arrivando a minacciarne addirittura la fucilazione.
Il Gramegna, che restituì la bandiera, fu salvato solo dall’intervento degli ufficiali italiani.


20 settembre 1942
Gramegna, Anastasia e Angelo

29 settembre 1942
Ostrogozhsk - aereo abbattuto