Il "virtuoso ozio" di Antonio Fregoso nella villa di Colturano

Nella prefazione alla nuova opera, che apre il nuovo corso della sua produzione, prefazione scritta "ex villa Culturani" il 15 novembre 1505, Antoniotto risponde ai dubbi ed alle critiche di questi amici cittadini, rassicurandoli di non essersi trasformato in "uno inculto e orrido villano", nè in "un silvagio satiro" ed anzi presenta loro la sua nuova composizione come "il frutto e figliolo del virtuoso ozio" in cui si era ritirata la sua "mente solitaria".
La produzione più originale ed ancora oggi interessante del Fregoso è effettivamente rappresentata da una serie di poemetti allegorici e filosofici composti proprio in questa seconda fase della sua vita, di cui godettero allora particolare fama il succitato Riso di Democrito, di cui si contano ben dieci edizioni ed una traduzione in francese apparsa nel 1547, I doi filosofi (1506), La contentione di Pluto et Iro (1507) che fu tradotta in francese e spagnolo, La cerva Bianca (1510) e Il dialogo de la fortuna (1519).
Tutte opere che incontrarono un notevole successo di pubblico, considerato che erano quelli i primi tempi di diffusione del libro a stampa e che si trattava di una poesia umanistica assai raffinata, nutrita di riferimenti alla cultura antica, che dal punto di vista linguistico e stilistico si ispirava ai modelli aulici di Dante e di Petrarca.
In alcune di queste opere non mancano riferimenti diretti e talora affettuosi al "suo Culturano"; così Antonio amava riferirsi infatti alla nuova residenza agreste.
Come appunto in questo "dialogo sulla musica" del 1508:

...una sì dolce compagnia e sì rara
ch' un' altra tal non ha forse Milano,
virtuosa, gentil,però a me cara,
venn'al mio solitario Culturano:
el Brembano, el Tilesio, e 'l Simoneta,
dotto morale ognun, facondo e urbano;
et per menar fra noi vita più lieta,
musica e poesia sempre s'udiva
e novelletta recitar faceta,
stando a seder sopr'una erbosa riva
un giorno, in uno aprico e bel giardino
sotto un' arbor procèra che fioriva".....


E' evidente in questi versi l'intonazione quasi intimistica, discorsiva e familiare, che è caratteristica del suo poetare, un poetare che trovava ispirazione ed alimento proprio in queste stesse occasioni di svago, tra piccole cerchie di amici e liete brigate di gentiluomini.
Un ulteriore, curioso riferimento a Colturano troviamo ancora nella citata Contentione di Pluto et Iro, opera che si apre, inaspettatamente, proprio con una scena ambientata nella piazza del paese,dove, all'ombra dell'olmo secolare, com'era antica tradizione, si svolgevano le più importanti manifestazioni della vita pubblica e sociale, dall'amministrare della giustizia, alle sfrenate danze popolari delle feste paesane:

Un patente olmo dentro a Culturano
alza superbo li suoi rami al cielo,
che fa publica sala a ogni vilano
con la larga ombra del fronzuto velo.
Qui i rozi amanti con sue ninfe a mano
di sudor bagnan spesso il grosso pelo
ballando sotto quel nei giorni estivi,
rusticamente nel danzar lascivi.
Qui il pretor de la villa tien sua banca,
su la qual ministrar iustizia suole,
non dotta e ornata, ma almen pura e bianca,
lui in sedia stando e io fugendo il sole.....

Il legame, anche affettivo ed esistenziale, di Antonio con Colturano non appare dunque un aspetto marginale o del tutto casuale nella sua vicenda umana e poetica.
Le sue opere più importanti, come si è visto, furono infatti ideate, composte ed in alcuni casi persino ambientate nella sua villa, nelle selve circostanti, nel paese stesso tra la sua gente accanto alla quale lui, nobile, cittadino, ex-poeta ufficiale della corte sforzesca, scelse deliberatamente di ritirarsi a vivere, provocando scandalo ed incomprensione tra i suoi vecchi amici cittadini.
E' pur vero, tuttavia, che trasferendosi in campagna egli non interruppe affatto i suoi rapporti sociali e culturali con i salotti più raffinati di Milano.
Sappiamo che negli anni intorno al 1510, ad esempio, Antonio era spesso ospite gradito ed ammirato di due donne assai famose a quel tempo: la contessa Cecilia Gallerani, la quale si dilettava a comporre versi, ex-favorita del Moro ed amica di Leonardo da Vinci, e la nobildonna Ippolita Sforza Bentivoglio, di grande cultura classica.
Presso di lei, in particolare, il Fregoso ebbe modo di conoscere e frequentare il novelliere Matteo Bandello, allora frate domenicano nel convento Santa Maria delle Grazie, ma raffinato cortigiano di vocazione.
Tra i due si instaurarono legami di amicizia e di reciproca stima, tanto che oggi, i biografi del Bandello riconoscono che proprio la poesia e la concezione del mondo del Fregoso influenzarono in modo determinante lo stile e la formazione del grande novelliere.
Questi, da parte sua, nelle sue opere si riferì al Fregoso con grande deferenza, definendolo uno dei "famosi spiriti" del suo tempo e dedicandogli una delle sue novelle.
Dopo aver pubblicato la sua ultima Opera nova nel 1525,una raccolta di componimenti vari, in cui trasferì in versi altre conversazioni filosofiche tenute con i fedeli amici, ospiti nella sua villa, il Fregoso morì nel 1532,lasciando ai suoi eredi, insieme al feudo di Colturano, ove era vissuto per più di trent'anni, una immensa fortuna di beni e terreni.
Tra i tanti ammiratori contemporanei del poeta di Colturano possiamo annoverare personaggi famosi come il Poliziano, il Pulci, il Boiardo e perfino Ludovico Ariosto, che nell'Orlando furioso menzionò Anton Fulgoso tra i poeti che lo accolsero, meravigliati, al termine del suo fantastico viaggio cavalleresco.
Come si vede, la figura e le opere di Antonio Fileremo Fregoso, finora pressochè ignorate, meriterebbero davvero di riemergere dall'oblio, in attesa di riprendere giustamente il posto che meritano nella memoria storica e culturale del nostro territorio.


1) Antoniotto Fregoso, “Opera nova”, Milano, Bartolomeo da Crema per Gian Giacomo e fratelli da Legnano, 1525.
(da Storia di Milano, Treccani, vol.X)
2) Filosofi seduti, uno che ride e uno che piange, sullo sfondo un globo. Silografia da A.Fregoso, “Riso di Democrito e Pianto di Eraclito, Milano, 1506
(Milano Biblioteca Trivulziana)

Il "virtuoso ozio" di Antonio Fregoso nella villa di Colturano